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social media in azienda

Fino a pochi anni fa, parlare di Social Media in azienda sarebbe stato equivalente a parlare di bistecche in un raduno vegano.

Oggi non è più ovunque così, per fortuna.
Di certo, sono ancora numerosissime le imprese che continuano a fare del motto "niente Social Media nelle ore di lavoro" un mantra della loro policy di gestione del lavoro, mettendo spesso in pratica il divieto con tanto di Firewall impostati per limitare l'accesso a tutti i Social Media, i forum di discussione e, a volte, i blog.
Alcune aziende non hanno addirittura alcun social account - per quanto oggi possa sembrare strano. Altre, invece, avendo iniziato una politica di sviluppo sui social media del proprio brand, si affidano spesso al lavoro del proprio ufficio marketing (o di un consulente esterno, se non ne hanno uno proprio) e si dimenticano della più importante forza a loro disposizione: le persone che lavorano per la propria impresa.
Il tema della Social Identity e della immancabile compenetrazione tra sfera privata e sfera lavorativa, laddove si parla di social media in relazione al mondo del lavoro, è un tema complesso, e già qualche tempo fa avevo iniziato a parlarne, sia a proposito dei rischi che comporta lo scenario di un possibile controllo da parte delle imprese dell'identità digitale di ciascuno di noi, sia a proposito dell'atteggiamento delle imprese di fronte a questa tematica, laddove la difficoltà più grande rimane quella di compiere il salto definitivo verso il Social Business.

Il problema dei social media in azienda corrisponde al problema della gestione del rapporto tra impiegato e social media.

Si tratta però, in effetti, di un problema di duplice natura. Da un lato, c'è quello degli impiegati stessi, che dovrebbero in qualche modo essere coinvolti, e portati dall'azienda a esprimere fattivamente un atteggiamento positivo nei confronti dell'impresa all'interno dei propri account personali. Dall'altro, ci deve essere la convinzione da parte dell'impresa che questa sia una strada che valga la pena di seguire, e che voltare le spalle alle potenzialità dei social media sia equivalente a perdere opportunità di conquista del proprio mercato.
Arrivare a fare della propria impresa un social business non è, in tutta evidenza, un compito facile, se vediamo le cose in questi termini, né qualcosa che si possa improvvisare. Per poter riuscire, come ha giustamente messo in evidenza Ritika Puri in un suo post, è necessario anzitutto:
  1. scegliere un team in grado di progettare e guidare una strategia di social media che abbia al proprio centro le risorse aziendali
  2. scegliere degli strumenti di condivisione delle informazioni all'interno dell'impresa che siano adeguati al compito e commisurati con le dimensioni dell'azienda stessa
I risultati, in termini di amplificazione delle informazioni sui social media, sono però sconvolgenti.
I Social Media in azienda: necessità o calamità?
Come puoi vedere da questo grafico, tratto da una ricerca pubblicata da Hootsuite, un'azienda con quasi due milioni di fan su Facebook e un milione di followers su Twitter riesce a produrre un reach complessivo dei propri post pari a meno di tre milioni di persone. Utilizzando i propri 233mila impiegati riesce a ottenere invece una platea aggiuntiva di 14 milioni di persone e una portata complessiva di oltre 60 milioni di persone: un'enormità.
Prova a dimensionare questi numeri sulla tua impresa, e ti renderai conto che i risultati sarebbero comunque interessanti.

I Social Media in azienda: come fare

Come si arriva a questi risultati? Qual è il modo corretto di portare i social media in azienda per farli diventare un amplificatore sociale della propria attività?
Di certo, non improvvisando, o chiedendo semplicemente ai propri impiegati di mettere un like sulla pagina Facebook aziendale e condividere acriticamente tutto ciò che gli passa davanti!
Il vero potenziale dei social media in azienda si può esprimere solo ad una condizione: che la spontaneità e la capacità di mettere un tocco personale da parte di ognuno sia sempre salvaguardata. Bisogna, insomma, strutturare una policy aziendale che consenta questa spontaneità, mantenendo dall'altro lato un controllo sulla strategia complessiva.
Bisogna infatti tenere a mente che i social media non servono a vendere, servono a creare relazioni e ad esprimere se stessi. Insegnare ai propri impiegati a fare questo dovrebbe essere l'obiettivo di ogni azienda che voglia diventare un social business.
Generata una policy aziendale, pertanto, il passaggio successivo sarà quello di formare le proprie risorse in modo da incoraggiarle ad un uso consapevole e creativo degli strumenti di social media messi a disposizione dall'impresa.
Un compito, questo, forse tra i più complessi e sfidanti, ma che può fare la differenza tra successo e fallimento.
marketing di prossimità

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Porto avanti questo blog solo per passione, senza voler fare altro se non avviare un confronto con chi condivide con me l'interesse per tutto ciò che è marketing. Se ti è piaciuto questo post, la soddisfazione più grande che potrai darmi sarà quella di condividerlo sui social media e di lasciare un tuo commento.

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4 COMMENTS

  1. È molto difficile che una azienda arrivi a fare o comunque integrare come si dovrebbe i Social Media. Soprattutto aziende Italiane con al vertice General Manager che hanno in testa il profitto e, non vedendo al di là del loro naso, reputano questa cosa del Social una perdita di tempo.

    • Ciao Davide!
      A mio parere, Non c’è nulla di male ad avere in testa il profitto, se sei un general manager… anzi!
      Di male c’è il non comprendere che anche i Social possono diventare una fonte di utili per l’impresa.

  2. Ciao Fabio, ottimi spunti come al solito Fabio… Io ritengo che i più grandi ostacoli alla partecipazione efficace dei dipendenti al successo sui social delle aziende siano 2: 1) L’esempio dei manager quanti managers di aziende italiane hanno profili social curati professionalmente ed efficaci con i quali interagiscono in maniera costruttiva? 2) La cultura aziendale: già nelle aziende molto piccole, (tranne qualche rara eccezione) per la mia esperienza (varie aziende da dipendente, e tante da consulente), l’azienda viene vista in maniera estremamente negativa, la comunicazione interna quasi totalmente ignorata, e lo “spirito di squadra” inesistente, in queste condizioni sperare in un contributo positivo dei dipendenti alla strategia social è quanto meno ottimistico…

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