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Usare i framework per dare un senso al proprio lavoro. I miei takeaways da C-Come 2015
Ieri mattina ero intento a rivedere e rimettere in ordine alcuni degli appunti presi frettolosamente sabato al C-Come 2015, in una giornata serratissima di interventi, scambi di idee, stimoli, riflessioni e anche, fortunatamente, momenti di sana ilarità che hanno reso il clima decisamente leggero e piacevole (sia detto tra parentesi: grandissimi complimenti per questa riuscita al team di Pennamontata, cui va il merito di aver organizzato l'evento con grandissima professionalità ed evidente dedizione).

C-Come 2015: il (mio) sugo di tutta la storia

Nel rileggere quanto scritto, cercando di integrare il tutto con le mie riflessioni e qualche ulteriore ricordo della giornata, si faceva sempre più pressante una domanda nella mia mente. «Alla fine di tutto e a mente fresca - mi chiedevo - cosa posso dire di aver portato via da C-Come come indicazione operativa utile per il mio lavoro di tutti i giorni?».
Quale è stato, insomma, il sugo di tutta la storia - quello che, in lessico meno manzoniano, è stato il messaggio fondamentale, ciò che più mi rimarrà nei mesi futuri, della mia giornata al C-Come 2015?
Lo dico qui chiaramente: questa domanda non ha nulla a che fare con l'interesse specifico degli argomenti trattati dai relatori o dalla loro bravura nell'esporre detti argomenti nei 25 minuti a loro disposizione.
Si tratta piuttosto del rapporto tra i contenuti esposti e la specificità del mio lavoro, che è diverso dal tuo lavoro e da quello di qualcun altro - per cui, se i 200 partecipanti stessero oggi scrivendo questo stesso articolo, probabilmente proporrebbero altrettante diverse stesure.
Quali saperi pratici (o spunti di sapere pratico) ho appreso allora da C-Come, cosa riporterò stamattina nel mio ufficio, che mi sarà utile per migliorare il mio lavoro?
Come posso sintetizzarli efficacemente?

Framework: la mia parola chiave a C-Come 2015

Se c'è qualcosa che emerso come indicazione sintetica della giornata di C-Come (o quantomento degli interventi per me più rilevanti e pertinenti con il mio lavoro quotidiano), è sintetizzabile in una parola: framework.
c-come-tappeto-keyword
A C-Come 2015 anche i tappeti erano keyword-oriented!

Il termine framework - sia chiaro - è utilizzato qui non nel ristretto senso che danno a questa parola gli informatici, ma nel senso più ampio di struttura di supporto, di gabbia logica, di matrice dei significati e delle strutture chiave all'interno delle quali un lavoro di qualsiasi genere può essere inscritto.

La mia personalissima riflessione, a questo proposito, è che spesso siamo talmente impantanati nella gestione dell'ordinario, nella misurazione spiccia, nel lavoro portato avanti con urgenza e tempi limitati da dimenticarci che tutto ciò che facciamo può e deve essere inquadrato in una cornice sintetica che possa in qualche maniera fare da bussola tanto nella visione e revisione del lavoro già svolto quanto nella progettazione e realizzazione di un nuovo lavoro.
Tutti, ad esempio - quantomeno spero - lavoriamo continuamente con le metriche e con i KPI per capire quali sono i risultati del nostro lavoro. Quanti di noi, però, sono in grado (o hanno il tempo) di analizzare i fondamenti di queste misurazioni, di comprendere il contorno nel quale sono eseguite e di modificare dinamicamente i KPI man mano che il progetto cresce e si evolve? Quanti di noi lo fanno come metodo di lavoro, come suggeriva sabato mattina Valerio Notarfrancesco?
E quanti, nel realizzare una presentazione aziendale, sistematizzano i concetti in strutture, creano gerarchie e diversificano consapevolmente le diverse tipologie di slide (a livello logico ancor prima che a livello pratico) prima ancora di aver lavorato su Power Point, come suggeriva Anna Covone nel suo intervento? Pochissimi, ne sono certo - prova ne sia, che anche nelle presentazioni proposte nel corso della giornata dagli altri relatori ben poche (sia detto senza ombra di critica, in modo del tutto matter-of-factly, per così dire) erano quelle che rispettavano in modo evidente queste preziose indicazioni.

Dal lavoro quotidiano alla critica dei fondamenti

Sia chiaro che i due esempi riportati qui sopra sono solo, appunto, esempi di un risuonare continuo che per me è durato quasi per tutta la giornata - e li cito qui in modo del tutto parziale, dato che non è il mio scopo di oggi quello di fare il riassuntino di ciò che è successo a C-Come 2015.
Di fondamenti e strutture hanno parlato anche quasi tutti gli altri relatori, con accenti ed enfasi diverse - a volte più esplicite, altre più soffuse. Questo è ciò che ho portato via da C-Come, quindi: che si farebbe bene, quando si dà vita a un progetto, quando si pianificano operazioni a volte anche apparentemente semplici (come predisporre una nuova presentazione aziendale o una brochure, ad esempio), a fare un attimo un passo indietro, far emergere la testa e guardare a ciò che si sta per iniziare con una prospettiva, al fine di cercare di inquadrarlo all'interno di un framework operativo.

Si lavora in modo più semplice, così? Non lo so. Spesso è addirittura più complicato, perché presuppone una riflessione critica anche su ciò che riteniamo di saper fare bene e facciamo a memoria, senza pensarci troppo.

Si ottengono risultati migliori? Probabilmente, perché alla fine acquisire consapevolezza su ciò che si fa, guardare lontano invece di immergersi nell'immediatezza del lavoro dovrebbe aprire la mente, e a volte anche creare nuovi schemi obbliga a uscire da quelli vecchi e magari non più adatti a ciò che vogliamo fare.

Si cresce professionalmente? Di sicuro: perché solo un'analisi approfondita - quella necessaria a predisporre i nostri framework operativi - ci consente di colmare le nostre lacune, di migliorare la resa del nostro lavoro, di dare una valenza pratica a tante teorie acqusite e mai diventate operative.

Da C-Come ho portato via soprattutto questo, per finire: la voglia di rivedere ancora una volta tutto quanto, di ripartire per l'ennesima volta dalla critica dei fondamenti, di costruire strutture in grado di dare risposte alle nuove domande che emergono tutti i giorni nel caos di un marketing che solo apparentemente non ha più punti fermi.
Anche solo per questo (ma non solo per questo, ovviamente!) è valsa la pena andarci.

CIAO! Grazie per essere arrivato a leggere fino a qui.

Porto avanti questo blog solo per passione, senza voler fare altro se non avviare un confronto con chi condivide con me l'interesse per tutto ciò che è marketing. Se ti è piaciuto questo post, la soddisfazione più grande che potrai darmi sarà quella di condividerlo sui social media e di lasciare un tuo commento.

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2 COMMENTS

    • Ciao Roberto! Secondo me sì, se riusciranno a mantenere lo stesso livello – cosa di cui non dubito, vista la cura che traspariva nella preparazione dell’evento. Nel caso fammi sapere!

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