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Case History: Einaudi Editore, Twitter e il John Fante sbagliato

Lo sapevamo, ne eravamo consapevoli. A sbagliare possono essere tutti, proprio tutti. Non solo i peggiori.

Il caso di Giulio Einaudi editore e di John Fante è però, per chi come me e come te si occupa o si interessa di Social Media, un caso emblematico di come si può trarre, da un errore, un caso di successo. E di come sia possibile farlo grazie ai Social Media. Grazie a Twitter, nella fattispecie.

Einaudi, John Fante e Twitter: un terno vincente

Ripercorro brevemente i fatti, per chi non li avesse ancora saputi. Accade, anche nelle grandi case editrici, di avere il momento di distrazione, in cui chi fa le scelte iconografiche inciampa in uno sbaglio banale, chi dovrebbe controllare non controlla, e insomma in men che non si dica si va in stampa con un errore - diciamolo pure - grave.
L'errore in questione riguarda il volume che raccoglie le Lettere di John Fante, grandissimo autore statunitense contemporaneo famoso in Italia soprattutto per il romanzo Chiedi alla polvere.
John Fante lo vedi in questa foto.
Case History: Einaudi Editore, Twitter e il John Fante sbagliato
Solo che non è lui. Questa, che è la foto che adorna la copertina del volume pubblicato da Einaudi,
non è la foto di John Fante, ma del poeta inglese Stephen Spender.
john fante einaudi Un errore clamoroso, soprattutto per una casa editrice che ci ha abituati, nella sua lunga storia, all'eleganza e alla perfezione.
Il motivo? Facile: prova a cercare su Google un'immagine di John Fante: ti troverai davanti a questi risultati.
google john fante

Perché ti racconto questa storia?

Perché, appena avvedutisi dello sbaglio madornale, con il volume già nelle librerie, Einaudi precorre critiche e "bacchettate" da parte dei suoi fan pubblicando un tweet in cui ammette l'errore, ne spiega la natura e, soprattutto, ne promette la correzione a partire dalla prossima ristampa.

Bravissimi, quindi!

 

Ecco che accade l'inaspettato: perché Twitter è il principe della relazione con il cliente

Che nessuno o quasi potessere mettere il dito nella piaga di un errore così elegantemente ammesso, era quasi scontato. Quel che accade, però, ha dell'incredibile: l'errore diviene oggetto di culto.
Il primo ad accorgersi delle potenzialità della cosa è @holdencompany, che twitta in risposta:

Da qui, si scatena una serie di commenti di tutti i tipi, dall'incoraggiante,

al benevolmente ironico,

all'apprezzamento dell'ammissione dell'errore.

Insomma, va a finire che il libro, grazie a una sapiente gestione di un errore da parte dell'editore torinese su Twitter, diviene un best seller come mai avrebbe potuto essere con la copertina "giusta".

Tanto è vero che, dopo qualche ora:

Morale della favola?

Anzitutto, che Einaudi Editore ha saputo gestire una situazione di crisi con le armi giuste: autoironia, umiltà, semplicità nell'ammettere un errore grave e nel gestirlo con i propri fan (che sono lettori accaniti, peraltro, per cui - lo dico per farne parte - bruttissima razza!).
Secondo, che grazie ai social media - e in particolare a Twitter, che consente una ampiezza di conversazione e di interazione secondo me impossibile su Facebook o Google - Einaudi Editore è stato grandioso nel riuscire a capovolgere una situazione di torto assoluto - lo scambio di foto tra John Fante e Stephen Spender nella pubblicazione del volume con le Lettere dell'autore americano - arrivando a un livello di vendite che, sono sicuro, mai avrebbero potuto ottenere senza l'errore stesso. Che poi l'errore sia stato fatto in buona fede, e non per una politica di marketing, è poco ma sicuro.
Insomma, bravissimi in Einaudi, e una grandissima lezione da imparare per tutti noi: spesso, è proprio con gli errori che si rafforza il legame con i clienti. Anche grazie ai social media, che consentono di mostrare il lato umano della propria azienda, e di interagire con il nostro pubblico in diretta per trarre il meglio da ogni situazione. Anche la più imbarazzante.

CIAO! Grazie per essere arrivato a leggere fino a qui.

Porto avanti questo blog solo per passione, senza voler fare altro se non avviare un confronto con chi condivide con me l'interesse per tutto ciò che è marketing. Se ti è piaciuto questo post, la soddisfazione più grande che potrai darmi sarà quella di condividerlo sui social media e di lasciare un tuo commento.

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