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Le visualizzazioni di Google Plus: cosa sono e a che servono

«Vanitas vanitatum, et omnia vanitas» (vanità delle vanità, tutto è vanità). Così si apre e chiude il Libro di Qohelet, o Ecclesiaste, uomo saggio che, dopo aver esplorato ogni aspetto della vita materiale, giunge alla conclusione che tutto è vanità.

Vale, questa affermazione, anche per una particolare metrica del mondo digitale, le visualizzazioni che Google Plus ha preso da qualche mese a questa parte a mostrarci (e a mostrare erga omnes) sulle Home Page dei nostri profili? Oppure, come qualcuno afferma, si tratta di una metrica utile, significativa, in grado di orientarci, ad esempio, sulla reale influence di questo o quel profilo, o sulla sua affidabilità in qualche campo?

Come sono calcolate le visualizzazioni di Google Plus

Per rispondere a queste domande, è ovviamente fondamentale capire come vengono calcolate le visualizzazioni in Google Plus.

La questione non è banale, anche se la stessa Google tende a minimizzare questo dato, al punto che al momento della pubblicazione della nuova caratteristica non venne praticamente dato alcun annuncio.
Se guardiamo quanto scritto sulla guida in linea di Google, possiamo scoprire che il numero di visualizzazioni

indica quante volte sono stati visti i tuoi contenuti da altre persone, inclusi le foto, i post e la pagina stessa.

E qui la cosa inizia a prendere il suo vero aspetto. Il numero in questione, in sostanza, non rappresenta in alcun modo - come qualcuno ritiene - la quantità di visite sul profilo personale di Google Plus. Non solo, quantomeno.
La pagina in questione non dice altro. Non spiega in che modo questi dati vengono conteggiati, ogni quanto il numero di visualizzazioni viene aggiornato (non in tempo reale, tuttavia), il significato che dovremmo dare alla cosa.
Facendo qualche ricerca in giro, è tuttavia possibile saperne di più. È possibile, ad esempio, sapere quanto segue.
  1. Una visualizzazione avviene tutte le volte che un tuo contenuto appare, per qualsiasi motivo, sullo schermo di un utente. In pratica, ogni volta che vai sulla home page del tuo profilo o sulla pagina di un gruppo, tutti i post che compaiono sullo schermo di qualsiasi computer sono trattati come visualizzazioni. In altri termini, se tu volessi aumentare artificiosamente il numero di visualizzazioni, ti basterebbe andare su un gruppo molto nutrito (magari un gruppo in lingua inglese, con centinaia di migliaia di aderenti) e scrivere "Hi". Immediatamente il numero delle tue visualizzazioni di Google Plus salirebbe alle stelle.
  2. Che relazione c'è tra le visualizzazioni di Google Plus e l'engagement effettivamente generato? Nessuna, evidentemente, salvo il fatto che se qualcuno condivide o commenta un mio post, vuol dire che l'ha anche visto. Una relazione che non esiterei a definire quantomeno debole, non credi?
  3. Che succede se qualcuno ricondivide un post, facendo comparire il fatidico «+Mario Rossi ha condiviso inizialmente»? Succede, semplicemente, che la visualizzazione di quel post conterà doppio: per Mario Rossi, appunto, e per chi ha avuto la compiacenza di condividere i suoi contenuti.
  4. Le immagini contano come visualizzazioni. Ad esempio, l'uso di immagini tratte da Google Plus come screensavers, oppure le immagini embedded in una pagina web e depositate nello spazio messo a disposizione da Google Plus contano anch'esse come visualizzazioni.

Visualizzazioni di Google Plus: una metrica inefficace

Facciamo il punto. Avrai capito che secondo me il legame tra qualità dei contenuti e visualizzazioni è, se non inesistente, quantomeno molto, ma molto debole.
Ciò accade perché il più delle volte la visualizzazione di un post è un atto del tutto non intenzionale. Io apro in un determinato momento la mia Home di Google Plus e inizio a scrollare velocemente la pagina: avrò determinato decine di visualizzazioni, senza però aver realmente visto alcunché, e senza aver potuto decidere cosa vedere e cosa non vedere. Al posto mio ha già deciso Google.
Mi dirai a questo punto che i post che compaiono sul mio profilo stanno lì perché ho deciso di seguire un altro utente (per cui c'è una sorta di intenzionalità a monte), o perché un post ha guadagnato talmente tanti consensi e talmente tanto engagement che Google ha deciso di farlo vedere anche a me.
Il ragionamento sarebbe forse difendibile, se non intervenisse un altro fattore: la possibilità di condividere post direttamente sulle Community. Questa possibilità, come detto, consente il verificarsi di situazioni estreme, come ad esempio quella di poter avere, a fronte di una trentina di followers, anche 60mila visualizzazioni cui non corrisponde, evidentemente, alcun engagement reale.

Il V2F: una metrica alternativa alle visualizzazioni di Google Plus

Che le visualizzazioni di per sé non siano un indicatore valido dell'efficacia di un profilo (o che lo siano solo fino a un certo punto) risulterà a questo punto evidente. Con le visualizzazioni potremo forse soddisfare il nostro ego e la nostra vanità, ma nulla più.
È possibile però ricavare delle metriche alternative, che abbiano un più alto grado di attendibilità, a partire dai dati in nostro possesso?
Qualche tempo fa, Gideon Rosenblatt e altri hanno proposto una metrica alternativa: il V2F (no, non WTF), ovvero il Views-to-Followers (Ratio). Questa misura, che ci dà il numero medio di visualizzazioni per follower, è facilmente calcolabile dividendo il numero di visualizzazioni di Google Plus per il numero di nostri seguaci sulla piattaforma.
Secondo Rosenblatt, questo rapporto dovrebbe darci la misura della qualità di contenuti validi che vengono condivisi da un profilo, e della costanza con cui i contenuti stessi vengono pubblicati.
Di primo acchito, l'idea sembra in effetti valida. Con molti limiti, però, dati come detto dall'inconsistenza della misura delle visualizzazioni di Google Plus come metrica significativa. Vediamo un paio di esempi per rendercene conto.
Caso a): molte visualizzazioni, pochi followers.
È evidente che in questo caso la misura non funziona. Prendendo il caso estremo che descrivevo prima (e che è reale, peraltro), una quantità molto bassa di followers legata ad un alto numero di visualizzazioni farebbe schizzare il V2F a livelli altissimi, anche nell'ordine delle decine di migliaia.
Significa che sto lavorando bene? Ovviamente no: significa solo che sto spammando i miei contenuti in ogni dove, e che non sto tenendo minimamente conto della pertinenza del target con quanto scrivo. Risultato: nessun engagement, moltissime visualizzazioni di Google Plus, pochi followers racimolati tra amici e parenti.
Caso b) poche visualizzazioni, molti followers.
Quindi: V2F relativamente basso, nell'ordine delle decine. Che vuol dire? Rosenblatt sembra suggerire che questo sia un indice di "pigrizia" nel postare a fronte di moltissimi fan e seguaci. Il caso potrebbe in effetti essere questo. Potrebbe, però, anche essere il caso di qualcuno che pubblica all'interno di un target ben definito, che si riduce ad una nicchia molto ristretta.
Mi spiego: se sono un collezionista di francobolli cambogiani degli anni '50 del secolo scorso, probabilmente pubblicherò la maggior parte dei miei post in una cerchia ristrettissima, dalla quale avrò un fortissimo tasso di engagement, perché sono una vera autorità in materia. Però avrò pochissime visualizzazioni a fronte di un numero di followers anch'esso molto basso, ma che esaurisce il mio target. Mi ritroverò così, dopo un annetto su Google Plus, con una cinquantina di followers e, magari, 4000 visualizzazioni.
In sintesi, avremmo un V2F che nel primo caso misura qualcosa come 2000 visualizzazioni per follower; nel secondo il V2F sarà invece posizionato al di sotto delle 100 visualizzazioni per follower.
Chi secondo te sta lavorando meglio in termini di Engagement e di efficacia del suo profilo?

Vanitas Vanitatum, allora?

Il V2F, in sostanza, può essere una misura valida per confrontare due profili solo se operano nella stessa nicchia di mercato e hanno più o meno lo stesso numero di followers. Anche in questo caso, tuttavia, la possibilità di manipolare il dato delle visualizzazioni (magari postando l'eterno gattino) renderebbe molto complessa un'analisi accurata.
Le visualizzazioni di Google Plus sono Vanitas Vanitatum allora? Sembrerebbe di sì. Con un obiettivo, però, che è tutto interno a Google: quello di stimolare una maggiore presenza su Google Plus e una maggiore quantità di post. Conoscendo la psiche umana, mi pare, questa, una strategia di sicuro successo.
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5 COMMENTS

  1. Ciao Fabio, articolo molto interessante! Non ho ancora capito però cosa stia succedendo al mio profilo Google+: lo uso rarissimamente e solo per postare i miei contenuti, ovvero non visito le pagine altrui, non aggiungo amici etc., praticamente si può dire che io Google+ non lo usi proprio. Ho 18 followers e più di 10.000 visualizzazioni. Chi può averle fatte e in che modo?

  2. ho letto l’articolo ma non trovo un’indicazione per un engagement efficace. Ho raggiunto circa 89.000 visualizzazioni con una trentina di followers in circa 1 anno di utilizzo, quindi ricado nel primo caso descritto. Utilizzo Google+ come una vetrina di alcuni contenuti selezionali, poesie e grafiche, ma effettivamente non ne colgo l’utilità. Esiste?

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