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perche' gli utenti facebook sono interessanti per i marketers

Facebook è, e sta diventando sempre più, il regno di ciò che si potrebbe designare come una sorta di direct advertising: un advertising che, invece di essere indirizzato a categorie molto ampie e soprattutto generiche (i fruitori di un canale televisivo, i lettori di un settimanale) può mirare con precisione per area geografica, interessi (dichiarati), età, sesso, addirittura - e qui si sfiora, a mio avviso, l'esposizione di dati sensibili - preferenze sessuali e condizione familiare. Insomma, il paradiso del marketer: tutto clusterizzabile, tutto testabile, tutto - soprattutto - misurabile. 

Già questa premessa risponde a una domanda: perché Facebook è uno strumento di valore per il marketer?
La domanda inespressa e non risposta è invece un'altra. Siamo sicuri, cioè, che sia tutto oro ciò che riluce? Siamo certi, in altre parole, che gli utenti Facebook siano un target di valore per il marketer?
A questa domanda prova a rispondere l'infografica recentemente preparata da topmarketingschools.net (visibile qui) che, oltre a fornirci le usuali statistiche sulla crescita  degli utenti Facebook nel corso degli ultimi due anni, assieme ad alcuni Insights di interesse specifico per il mercato statunitense fornisce alcuni dati su cui è utile riflettere. Anzitutto, l'infografica mette in evidenza la crescita dei così detti MAU (utenti attivi nel mese, Monthly Active Users). Questo dato, assieme a quello relativo alle ore spese mediamente su Facebook da ciascuno dei suoi iscritti, consente già in prima battuta di valutare in che modo e con quali prospettive è possibile considerare tali utenti il target ideale per ogni marketer.
Uno dei grafici più interessanti a questo proposito è però senza dubbio quello relativo  alla distribuzione delle persone con accesso a Internet che utilizzano Facebook, secondo la fascia di reddito. Scopriamo così che Facebook ha una trasversalità altissima, capace di penetrare in modo omogeneo ogni cluster socio-economico. Prova ne sia, che non solo vediamo ovunque valori prossimi alla media in ogni cluster (a dimostrare la scarsa variabilità di questa penetrazione), ma anche che la massima penetrazione si ha con il 73% nella fascia reddituale più elevata (al di sopra dei 75mila dollari di reddito annuo). La stessa infografica ci informa che la penetrazione di Twitter nella stessa fascia di reddito è pari al 17% - quindi oltre di 4 volte di meno.
Già questo indicatore ci dovrebbe chiarire molto le idee su quale sia il potenziale commerciale della rete sociale più diffusa al mondo - anche in assenza della possibilità di segmentare il proprio pubblico direttamente sulla base del reddito. Come se non bastasse, il parco utenti di Facebook si dimostra straordinariamente attivo, con il 76% degli iscritti che si collega almeno una volta al giorno, si connette con i propri conoscenti (150 miliardi di connessioni che uniscono 1,3 miliardi di utenti), esprime le proprie preferenze di brand, gioca e, soprattutto, condivide orizzontalmente dei contenuti: ogni giorno quasi 5 miliardi di items vengono infatti pubblicati o ripubblicati su Facebook.
Come conseguenza di ciò, non solo aumentano costantemente i Monthly Users, come abbiamo visto, ma - ancora più interessante - ad aumentare sono soprattutto di Daily Users (DAU): quelli, cioè, che si collegano a Facebook quotidianamente. Il fatto che il rapporto tra i due elementi sta crescendo costantemente ci dà l'esatta dimensione di quanto l'engagement degli utilizzatori di Facebook stia ancora lentamente crescendo, e sia ben lungi dallo stabilizzarsi.
Altro dato interessante per chi vuole fare marketing su Facebook è, certamente, lo spostamento verso il mobile dei suoi utenti. Non è una novità che l'azienda di Zuckerberg abbia investito moltissimo, negli ultimi mesi, nel miglioramento delle interfacce per la connessione alla piattaforma da smartphone e da tablet, proponendosi ultimamente anche come gestore privilegiato della messaggistica istantanea - in concorrenza, per capirci a servizi già esistenti come l'universalmente adottato WhattsApp. Il dato interessante è che questa politica sta pagando, con un continuo spostamento degli utenti da desktop a mobile che segue di pari passo la crescita nel numero di MAU.
Aggiungo che questo spostamento verso il mobile è visibile ed evidente anche in Italia, dove il rapporto tra MAU e Mobile MAU è vicino al 60%. Come dire che circa il 30% dei possessori di un cellulare in Italia utilizza un accesso mobile a Facebook.
Ne viene, evidentemente, che oggi ha meno senso fare advertising su Facebook se le proprie interfacce primarie  - a cominciare dal sito web - non sono opportunamente declinate in modo responsive, ossia automaticamente adattabili alla piattaforma di fruizione.

CIAO! Grazie per essere arrivato a leggere fino a qui.

Porto avanti questo blog solo per passione, senza voler fare altro se non avviare un confronto con chi condivide con me l'interesse per tutto ciò che è marketing. Se ti è piaciuto questo post, la soddisfazione più grande che potrai darmi sarà quella di condividerlo sui social media e di lasciare un tuo commento.

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