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Il lavoro, i giovani e i social media

La mia generazione, quella nata a cavallo tra la fine degli anni '60 e la metà degli ani '70, in generale ha un rapporto abbastanza distaccato nei confronti dell'universo digitale. Abbiamo vissuto i nostri anni universitari senza telefonini, computer ecc., abbiamo navigato su un internet primigenio dove le immagini costituivano un'eccezione e dove convivevano, con l'http, protocolli dai nomi inconsueti (chi si ricorda il Gopher?).

Nessuno di noi, credo, farebbe delle rinunce in cambio della connessione web sempre e ovunque.
Per i nati venti o venticinque anni dopo di noi, a quanto pare, le prospettive sono completamente differenti. Lo prova, in modo che a mio parere è sconvolgente, un survey internazionale (riassunto nell'infografica visibile qui, e dalla quale sono tratte le immagini che illustrano questo post) che ha coinvolto giovani di tutto il mondo sul tema generale: quanto è importante internet nella vostra vita?

Giovani e social media: se internet manca come l'aria

La risposta è, generalmente, sconvolgente, come dicevo prima. Fin dalle premesse: dal fatto, cioè, che sono i due terzi i giovani (tra universitari e young professionals, che costituivano la popolazione di riferimento dell'inchiesta) che dichiarano di non poter vivere senza accesso alla rete, e che metà di questi sono convinti che Internet sia importante come l'aria, la casa, il cibo e l'acqua. Insomma, che sia alla base della piramide di Maslow, e non al suo vertice.
I giovani e i social media
Fonte: http://thetecnica.com/
Esagerano, questi giovani adulti? Forse. Quando però si scopre che al contrario sono solo il 6% i giovani universitari che vivrebbero felicemente anche senza Internet, allora capiamo che forse hanno ragione: davvero questi ragazzi ritengono che la loro libertà personale, la loro stessa identità sia frutto della sinergia del loro essere come persone fisiche con il loro profilo digitale.
Parliamo, insomma, di persone che hanno un costante rapporto con il loro mondo allargato digitalmente, lo vivono come estensione del mondo fisico e come suo naturale (giacché nativi digitali) corollario. Non ritengono di poter vivere senza internet così come noi non riterremmo di poter vivere senza automobile: è parte del nostro essere, e mai vi rinunceremmo.

Giovani e social media: libero Facebook in libera azienda

Restiamo un attimo al paragone con l'automobile per commentare quella che forse è, almeno apparentemente, l'evidenza più straordinaria di questo survey: il fatto, cioè, che quasi il 30% degli intervistati dichiara prioritaria la libertà di accesso ai social media sul posto di lavoro rispetto allo stipendio - con notevoli differenze regionali, c'è da dire, evidenziate bene nella cartina qui sotto.
I giovani e i social media
Fonte: http://thetecnica.com/
Follia, sintomo di immaturità? Forse. Ricordiamo però che nessuno di noi ha rinunciato a prendere la macchina per andare al lavoro quando la benzina ha iniziato, pochi anni fa, ad aumentare a livelli (spesso artificiosamente) vertiginosi. E non era forse quella una decurtazione del nostro stipendio che tutti abbiamo accettato obtorto collo? Viste con questa prospettiva, secondo me, queste statistiche non ci devono meravigliare.
Né ci deve meravigliare che vi sia di fatto una lotta senza quartiere tra questi giovani e il loro datore di lavoro quando si tratta della libertà di accesso ai social network. Si tratta, peraltro, di una lotta sotterranea che riflette in generale una differenza generazionale che trova la sua espressione nel modo stesso in cui è concepito il lavoro: basti pensare che il 70% dei giovani intervistati dichiara di violare continuamente le regole di uso dei dispositivi IT sul posto di lavoro. Ma la differenza fondamentale è sicuramente nel rapporto che questi giovani hanno con il posto di lavoro in sé (inteso qui anche come posto fisico, come ufficio). Ben il 30% di loro ritiene infatti che nel mondo odierno la possibilità di lavorare in remoto (insomma, il così detto telelavoro) debba costituire di fatto un diritto inalienabile del lavoratore.
Di contro, naturalmente, sono il 60% quelli che hanno consapevolezza che il loro boss non accetterà mai di non averli fisicamente in ufficio, e sono il 44% quelli che dicono che tutto sommato accetterebbero comunque un lavoro in condizioni di dieta digitale, rispettando le regole imposte dalla policy aziendale.
 I giovani e i social media
Fonte:
http://thetecnica.com/
L'arrivo di queste giovani generazioni nelle aziende, per come sono organizzate oggi, non potrà che portare, se non sconvolgimenti, di certo incomprensioni, conflitti, difficoltà di rapporto. Da un lato, naturalmente, nessuna azienda potrà mai accettare (e giustamente) di consentire le distrazioni continue che l'accesso costante al web e ai social media porta con sé - e in questo, naturalmente, le giovani generazioni dovranno imparare a fare qualche rinuncia e a focalizzare.
Dall'altro, mi sento di poter affermare che sbaglia chi ritiene che la necessità costante di un accesso ai media sia frutto della giovane età e condannato, nel giro di pochi anni di maturazione, a sparire. Di certo verrà ridimensionata - non dico di no: arriva per tutti l'età in cui si scopre che tutto sommato la casa, il cibo e l'acqua sono di qualche ordine di grandezza più importanti di Facebook e YouTube. Di fatto, però, il web avrà per sempre, per i ventenni di oggi, un'importanza di molto maggiore di quanto noi quarantenni si possa mai concepire. Mi chiedo allora se non sia il caso di canalizzare questa passione (che è anche una competenza) a beneficio dell'azienda per accelerare quello che ritengo essere un passaggio prima o poi necessario per ogni azienda che voglia vivere nel mondo di domani: quello che la porterà a divenire un Social Business, una azienda che utilizza il social network come parte del suo DNA. Un sano rapporto tra giovani e social media anche nelle aziende non potrà, a quel punto, che essere di beneficio ad entrambi. Ma di questo ho già ampiamente parlato.

CIAO! Grazie per essere arrivato a leggere fino a qui.

Porto avanti questo blog solo per passione, senza voler fare altro se non avviare un confronto con chi condivide con me l'interesse per tutto ciò che è marketing. Se ti è piaciuto questo post, la soddisfazione più grande che potrai darmi sarà quella di condividerlo sui social media e di lasciare un tuo commento.

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Ciao! Sono Fabio Piccigallo e quelle che stai sfogliando sono le pagine del mio blog personale, OnMarketing. Oggi mi occupo di web marketing a tutto tondo, con l'esperienza di chi ha lavorato per 10 anni nel direct marketing tradizionale e la voglia di innovare che caratterizza il mercato digitale. Sono un amante dei numeri: per questo ho fondato una web agency all'avanguardia, specializzata nel marketing digitale e nell'ottimizzazione dei flussi di conversione mediante le tecniche più moderne della web analytics. Si chiama OnMarketing.me: se hai bisogno del mio aiuto professionale, contattami pure!

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