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twitter, i giovani e le aziende
Stavo rileggendo un bell'articolo di novembre scorso pubblicato sul (giustamente) noto blog del Tagliaerbe (Davide Pozzi) a proposito della penetrazione di Twitter in Italia con l'eloquente titolo: Twitter in Italia: quasi irrilevante e usato dai "vecchi".
In estrema sintesi, l'articolo prendeva in considerazione alcune statistiche pubblicate da PeerReach in merito al tasso di penetrazione di Twitter nel mondo occidentale e ad alcuni dati demografici riguardanti gli utenti attivi della piattaforma di microblogging nel mondo, per mettere in evidenza essenzialmente due dati.
1. In Italia la penetrazione di Twitter (considerando come popolazione quella degli utenti internet attivi) è bassissima, appena del 5%, da mettere in relazione con i dati ovunque elevatissimi nel mondo industrializzato (in Arabia Saudita fanno di Twitter un uso praticamente totalizzante, a giudicare dal dato del 32% di penetrazione riportato dalla statistica). Interessante rilevare, peraltro, che Twitter, nonostante spesso si pensi e si dica il contrario, non ha il tasso di penetrazione più alto nei paesi di lingua anglosassone (e specificamente negli USA), ma è diffuso in modo trasversale, con ampia diffusione in alcuni paesi asiatici e sudamericani.
2. Sempre in Italia, l'età media degli utenti di Twitter è la più alta al mondo: 32 anni, ma con un'altrettanto alta deviazione standard, sempre evidenziata dal grafico (per i pochi che non lo sapessero: pensate alla deviazione standard come alla media delle distanze dalla media). Come dire che sì, la media è alta, ma in realtà la diffusione del mezzo in Italia è trasversale rispetto alle età, sia verso l'alto che verso il basso. Immaginate, per semplificare, che io abbia due persone davanti: una ha vent'anni, l'altra 60. E' davvero utile l'informazione che l'età media di queste due persone è di 40 anni? In realtà, questo dato non caratterizza nessuna delle due persone. Però, se vi dico che la deviazione rispetto alla media è di 20 anni, allora capite bene: parliamo di persone molto diverse tra loro. Qui è lo stesso: una deviazione molto alta descrive una situazione di ampia trasversalità nell'età della popolazione italiana che usa Twitter, fermo restando il dato che l'età media è alta, per cui non possono essere tutti ventenni, anzi!
A questi due dati, ne aggiungerei un terzo: il fatto che Twitter risulta veramente difficile da usare. Prova ne sia, che dall'analisi fatta da PeerReach risulta altissima la percentuale di utenti che non lo utilizza affatto, non producendo un solo tweet nell'arco dei 4 mesi di analisi che hanno costituito la base della ricerca. E' un dato impressionante, che evidenzia il punto debole di Twitter: la capacità di trasformare gli iscritti in utenti, mantenendo quindi la retention a un livello sostenibile.
A fronte di questi dati, il Tagliaerbe poneva la domanda: "Qualcuno sa perché in Italia i giovani snobbano Twitter?".
La domanda è interessante (io non so rispondervi, purtroppo), ma io ne porrei anche un'altra, che secondo me è altrettanto interessante: "Qualcuno sa perché in Italia la maggior parte delle aziende snobba Twitter?".
Mi spiego meglio. Abbiamo visto quale sia l'età media degli utenti Twitter in Italia. Sappiamo anche che la penetrazione è limitata, è vero, al solo 5% della popolazione connessa a internet. Questi dati insieme, però, ci portano a immaginare un profilo di utenti specifico, soprattutto se associati ad un altro dato (sempre pubblicato sul post di Tagliaerbe) che evidenzia come l'utente Twitter sembrerebbe essere più istruito dell'utente medio Facebook. Insomma, parliamo di una fascia d'età di trentacinquenni istruiti, connessi a internet e che rappresentano in qualche modo anche una sorta di élite (passatemi la parolona) all'interno dell'insieme degli utenti dei social networks.
Praticamente, secondo me, stiamo scrivendo un profilo da early adopterssoprattutto nell'ambito del mondo dei media digitali. Qualcuno sa individuare un target migliore per il mercato pubblicitario, per non parlare dello specifico mercato B2B, dove la sfida è tutta nel creare engagement tra pochi decisori?
Eppure, mi pare che Twitter sia al momento del tutto sottoutilizzato dal punto di vista promozionale, credo anche per la difficoltà che posso immaginare buona parte degli imprenditori (e dei marketers) incontrino nel comprendere a fondo i suoi non troppo semplici meccanismi di engagement.
Di certo, Twitter ha fatto recentemente passi da gigante nella proposta commerciale rivolta al mercato pubblicitario, ivi inclusa la possibilità di mirare con precisione a un target specifico (più o meno come fa Facebook, per intenderci), e chi si è affrettato a produrre campagne promozionali di engagement investendo cifre importanti (ad esempio il sito di news del quotidiano la Repubblica) si trova oggi a comunicare con quasi un milione di followers - come dire, circa il doppio dei lettori del giornale cartaceo.
Inutile dire, naturalmente, che se allo sforzo promozionale poi seguono, come ho visto in questi giorni dando un'occhiata "interessata" alle promo in corso, profili che pubblicano sì e no un tweet al giorno (quand'anche) e solo dal lunedì al venerdì, allora si vede ancora una volta che il problema è altrove, ed è, come dicevo già prima, nel fatto che non solo è complesso utilizzare i social media (e Twitter più di altri) per l'attività promozionale, ma spesso è anche controproducente (quando ad esempio non si risponde neanche ai clienti entusiasti che ci indirizzano un tweet). Insomma, ancora una volta, è il solito marketing "fai da te" ingessato in logiche antiquate che, come sappiamo bene, non funziona (quasi) mai.

CIAO! Grazie per essere arrivato a leggere fino a qui.

Porto avanti questo blog solo per passione, senza voler fare altro se non avviare un confronto con chi condivide con me l'interesse per tutto ciò che è marketing. Se ti è piaciuto questo post, la soddisfazione più grande che potrai darmi sarà quella di condividerlo sui social media e di lasciare un tuo commento.

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