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Gli investimenti di risorse nei Social Media sono diventati progressivamente sempre più importanti nel corso degli ultimi anni. Se già all'inizio dell'anno scorso si segnalava una tendenza a un importantissimo aumento del livello di attenzione delle grandi aziende dedicato a questo settore, oggi possiamo dire che le aziende sembrano crederci, al punto che si registra quantomeno una crescita quantitativa e una maggiore specializzazione di figure che nelle imprese sono dedicate esclusivamente al Social Media Marketing a vario livello.

Solo in alcuni casi, tuttavia, le aziende dimostrano di avere competenze e maturità tali da poter passare dallo stadio di chi cerca di garantire una presenza Social del proprio brand a fini promozionali a quello di vero "social business", definito come una integrazione costante dell'universo social nella strategia aziendale, e come conseguente integrazione delle metodologie e delle tecnologie social trasversalmente lungo tutte le funzioni aziendali.
Una azienda descritta in questo modo, in sostanza, non si limita ad inserire le strategie social all'interno della propria pianificazione di marketing, ma stabilisce al contrario una vision incentrata sulla integrazione e sull'allineamento degli obiettivi di business con una strategia social.
Viste in questo modo, le aziende veramente mature sotto il profilo social sono appena il 17%, secondo uno studio pubblicato poche settimane fa da Altimeter Group con titolo The State of Social Business 2013 allo scopo di misurare la temperatura social alle aziende di piccole come di grandissime dimensioni. Ecco allora quelli che secondo me sono i tre risultati più interessanti di questo studio.

1. Non solo marketing.

Un primo fatto veramente interessante è che c'è una evidente tendenza a espandere l'approccio con i Social Media al di fuori del settore marketing. Il Social Media, in sostanza, non è visto più unicamente come uno strumento di Lead Generation da affidarsi esclusivamente agli uffici marketing, ma sta prendendo piede anche in altri settori aziendali come ad esempio il customer care e le public relation a livello corporate.
La distribuzione dei settori aziendali in cui è preminente l'attività social.
La distribuzione dei settori aziendali in cui è preminente l'attività social. Fonte: The State of Social Business 2013
Si tratta evidentemente un segnale importante, che evidenzia come il rapporto dell'azienda con il mondo esterno tenda a integrare sempre più stabilmente il mondo dei social media, e come tenda a farlo utilizzando vieppiù figure professionali dedicate a questo scopo.

2. Il social dell'anarchia

Mentre crescono costantemente le professionalità dedicate al mondo social all'interno delle aziende, non cresce altrettanto velocemente la consapevolezza da parte della generalità dei dipendenti di quale sia la strategia social messa in piedi dalla propria azienda. Da un lato, quindi assistiamo ad una sorta di anarchia social, in cui ognuno in azienda ritiene di poter utilizzare come meglio crede lo strumento social per i rapporti con l'esterno; dall'altro, poco o nulla fa la maggior parte delle aziende per formalizzare un training presso i propri impiegati al fine di dare una visione unitaria della strategia social messa in piedi a livello corporate.
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Solo un terzo delle aziende USA ha formalizzato un Social Media Training per i propri dipendenti. Fonte: The State of Social Business 2013

3. Sfatiamo un mito

A livello di budget dedicato al mondo social, non si registra nel 2013 un aumento consistente rispetto a quanto speso nel 2012, nonostante tutte le previsioni dell'inizio d'anno dicessero il contrario. E' interessante, invece, capire quali sono le principali voci di spesa "social" da parte delle aziende. Vediamo allora che poco si spende per il social CRM e moltissimo invece per piattaforme dedicate al monitoraggio social e all'analisi dei dati statistici. Ciò vuol dire, a mio parere, che sta prendendo piede nelle aziende un approccio scientifico, per così dire, e data-driven al social business: una buona notizia, dunque, segno di una crescente maturità delle aziende davanti al fenomeno social.

Conclusioni

ll fenomeno social, appunto. L'impressione che si ha leggendo il report di Altimeter è che il "fenomeno" social negli Stati Uniti abbia smesso di essere tale - una moda passeggera da sfruttare sul momento senza una business vision di lungo periodo - per diventare progressivamente una strategia integrata nell'universo business dell'azienda a tutti i livelli.
Mi chiedo cosa stia succedendo in Italia. Qui, tuttavia, se pensiamo assieme alle gaffes e alle cadute di stile continue nel mondo social di molte aziende Italiane mi viene da pensare che non solo l'anarchia regna sovrana, ma che soprattutto anche ai vertici non ci sono idee su come integrare le piattaforme sociali nelle strategie aziendali.
O mi sbaglio? Mi piacerebbe sapere di qualche esperienza italiana d'eccellenza a questo riguardo...

CIAO! Grazie per essere arrivato a leggere fino a qui.

Porto avanti questo blog solo per passione, senza voler fare altro se non avviare un confronto con chi condivide con me l'interesse per tutto ciò che è marketing. Se ti è piaciuto questo post, la soddisfazione più grande che potrai darmi sarà quella di condividerlo sui social media e di lasciare un tuo commento.

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Ciao! Sono Fabio Piccigallo e quelle che stai sfogliando sono le pagine del mio blog personale, OnMarketing. Oggi mi occupo di web marketing a tutto tondo, con l'esperienza di chi ha lavorato per 10 anni nel direct marketing tradizionale e la voglia di innovare che caratterizza il mercato digitale. Sono un amante dei numeri: per questo ho fondato una web agency all'avanguardia, specializzata nel marketing digitale e nell'ottimizzazione dei flussi di conversione mediante le tecniche più moderne della web analytics. Si chiama OnMarketing.me: se hai bisogno del mio aiuto professionale, contattami pure!

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